Piove forte oggi.
Quella pioggia densa e pesante, che inzuppa ogni cosa fino nell'anima.
La osservo dalla finestra, assaporando il caldo e l'asciutto, mentre fuori il mondo diventa molle e pesante.
E mi viene in mente una cosa.
Faccio partire l'audio, appoggio la fronte e le mani al vetro freddo e ascolto.
Il gorgoglio dell'acqua e lo sroscio delle gocce si mescolano alla musica e alla voce.
Io non le avevo mai capite, le lunghe e ricciolose poesie di D'Annunzio.
Non mi commuovevano, non mi scuotevano, non mi davano quel brivido di piacere, quella leggera pelle d'oca che mi regala, quando è perfetto, l'accostamento delle parole.
Finchè qualcuno, con toni vibranti e suadenti, non me le ha lette ad alta voce. Allora ho scoperto che in quei versi non c'è nulla da spiegare, nulla da capire:
Bisogna solo chiudere gli occhi e lasciarseli sgorgare dentro.
Come un lungo, lunghissimo orgasmo.
ps: Fatelo questo esperimento.
Nel caso dalle vostre parti ci sia il sole, a destra ho messo un video con il rumore della pioggia. Fatelo partire ma tenete l'audio basso. Poi fate partire anche la poesia.
Chiudete gli occhi, è fondamentale, altrimenti non funziona.
E cercate nella vostra testa quei suoni e quelle immagini che il testo evoca.
Fatemi sapere come è andata. Ci tengo.