Delle mie attitudini da gattara intendo.
Per quelli che già si immagino la vecchia pazza dei Simpson che lancia gatti a chiunque la guardi: no, non le somiglio per niente.
Io i gatti non li lancio, li raccatto. E poi sono giovane e carina.
Più o meno funziona così: la Protezione Animali mi telefona e mi dice -Ci hanno appena portato un micino minuscolo, puoi venirtelo a prendere?-. Io vado e me lo porto a casa. Lo rimetto in sesto, lo curo se è malato, lo svezzo se ancora non mangia da solo. Alla fine lo faccio vaccinare e gli cerco una famiglia. Questo, soprattutto d'estate, capita a ripetizione.
Appena uno viene adottato, ne arriva un altro.
I miei genitori all'inizio si arrabbiavano, dopo un po' si limitavano a brontolare, infine si sono rassegnati. Ora mi chedono con impazienza quando arriverà prossimo gattino, che loro ne sentono la mancanza.
I cuccioli di gatto sono così: creano assuefazione. Una volta che cominci, non riesci più a farne a meno.
Ma torniamo a noi.
Vi presento ufficialmente i primissimi micro-trovatelli del 2010.
Hanno storie diverse, ma sono entrambi approdati qui, in un modo o nell'altro. Così, per pura coincidenza, sono diventati fratelli.
Alvin ha 50 giorni, viene da Roma e ha un occhietto malandato che gli conferisce il fascino dell'uomo vissuto.
Deve il suo nome al famoso chipmunk dalla vocetta fastidiosa: la sua è uguale.
E' arrivato dalla capitale in grande stile, viaggiando in prima classe sull'Eurostar più veloce del west.
Deve essersi montato la testa perchè appena ha messo piede nella metropolitana milanese ha iniziato a gridare a pieni polmoni tutto il suo disappunto: evidentemente riteneva che una limousine fosse più appropriata per un gatto della sua levatura. In ogni caso, non avevo soldi nemmeno per un taxi, quindi sua eminenza ha dovuto adeguarsi, e ha continuato a strillare fino a casa.
Una volta arrivato ha scoperto che la sua mamma non era lì ad aspettarlo, come probabilmente si aspettava lui. Si è infuriato col mondo: ha miagolato alla lettiera, al topino di pezza, alla ciotola, alle mie pantofole e al micio che lo fissava dallo specchio.
Quando gli ho offerto un piattino di costossissima mousse di anatra, ha miagolato anche a quella.
Poi si è avvicinato diffidente, ha dato una sniffatina e l'ha divorata.
A pancia piena deve aver fatto qualche considerazione e, una volta stabilito che potevo essere una mamma passabile, ha smesso di lamentarsi e mi si è appiccicato come una cozza.
Anche Amèlie ha 50 giorni, l'hanno raccolta ieri sul ciglio della tangenziale.
E' soffice e silenziosa come un trudino, si è lasciata fare il bagno senza lamentrarsi, ha sopportato stoicamente il phon che le arruffava il lungo pelo, infine si è fatta pettinare e profumare.
E' una principessina che sembra uscita dagli Aristogatti. Sta seduta ben composta accanto a me e, fuseggiando sorniona alle mie carezze, finge di ignorare i tentativi di Alvin di attirare la sua attenzione.
Lui salta, rotola, miagola, si esibisce in goffe acrobazie e le allunga qualche impudente zampata.
Lei, impassibile, socchiude appena gli occhi.
Poi abbassa castamente lo sguardo e, con apparente noncuranza, si liscia il pelo nero e lucido.
La linguetta rosa guizza rapida e maliziosa.
Un tripudio di felina sensualità.
ps: Le foto fanno un po' pena, lo so. Ma fotografare i gatti è un'impresa. Sono abilissimi a prenderti per il culo: stanno perfettamente immobili, in posa, per minuti. Ma appena sei pronto a scattare, girano la testa e se ne vanno, agitando eloquentemente la coda.

